Una scozzese salverà Cosenza

Viaggio tra i vicoli del capoluogo bruzio

Quartiere san Francesco d'Assisi - © Massimiliano Palumbo

Quartiere san Francesco d’Assisi – © Massimiliano Palumbo

UNA PROFESSORESSA scozzese salverà Cosenza. La rinascita del centro storico, ormai un borgo a sé stante rispetto al resto della città dei bruzi, non arriverà dai finanziamenti, ma da una semplice informazione, gesto di conoscenza e cordialità. La storia la racconta Michele Santagata, abitante del luogo, ed è sbucata fuori per caso, durante i numerosi incontri sul centro storico tenuti a piazzetta Toscano. «Dopo trent’anni trascorsi in America, questa signora decise di conoscere la nostra terra. Ma già alla stazione di Vaglio Lise ecco il primo intoppo: nessuno che le sapesse indicare la Locanda di Alarico. Stessa situazione sul bus che dalla stazione conduce a Cosenza. Poi, l’incontro con una professoressa scozzese: “Certo che lo so. Venga, l’accompagno io”. Questo episodio – spiega Santagata – la dice lunga sulle politiche d’investimento per la zona storica». Il viaggio tra le vie di «Cosenza vecchia» comincia con il profumo intenso del bucato appena steso, un profumo che dura solo un momento. Qualche passo più in là e da una finestra semichiusa è possibile sentire l’odore di sugo appena pronto. E’ quasi l’ora di pranzo e la vita tra i vicoli procede col ritmo lento di sempre. Tra le case ormai consumate dal tempo un gruppo di ragazzini gioca facendo esplodere qualche botto di Natale. Su corso Telesio, invece, le auto viaggiano veloci: auto comuni, a volte sgangherate, così come le grosse auto di qualche consigliere provinciale. In molti accelerano lasciandosi dietro gas e indifferenza. Il centro storico è anche questo, il luogo dove la memoria viene lasciata alle spalle come gli scarichi delle automobili.

Largo Vergini - © Massimiliano Palumbo

Largo Vergini – © Massimiliano Palumbo

Lasciato corso Telesio, ci si inoltra nel dedalo di vie che conducono nel cuore della città storica, quella meno conosciuta ma forse più carica di fascino e storia. La prima tappa è salita Liceo, conosciuta anche come “a calata d’a corda”. Il nome di questa strada è legato ad una vicenda amorosa del 600, quando due ragazze fuggirono dal monastero delle Vergini usando una fune appesa ad una finestra. Ma questa è anche la via delle saracinesche abbassate e dei locali vuoti, «ristrutturati durante il periodo manciniano e poi mai utilizzati». «Da piazza dei Valdesi fino a Porta piana è tutto un susseguirsi di locali vuoti. Il motivo? Mancano le politiche d’investimento, sia pubblico che privato. Non si tratta di convogliare soldi, ma creare attenzione. Il centro storico, ad esempio, potrebbe diventare un centro d’eccellenza per degustare vino, olio e prodottitipici», spiega ancora Santagata.

Rifiuti "storici" - © Massimiliano Palumbo

Rifiuti “storici” – © Massimiliano Palumbo

Zona off limits - © Massimiliano Palumbo

Zona off limits – © Massimiliano Palumbo

Qualche gradino più su e si giunge nella Piazzetta dei Follari, ricavata nel 1700 da una parte del giardino del monastero di Santa Maria delle Vergini. Il colpo d’occhio lascia senza fiato, la piazza è bella, ma l’incuria lascia senza parole: lampioni rotti, panchine usurate, spazzatura non raccolta fanno da cornice ad un luogo che nacque per socializzare e che ora è soltanto un parcheggio malandato. Un paradosso, se si pensa che proprio da queste parti si trova l’abitazione dell’ex sindaco Giacomo Mancini. Si sale ancora, fino a raggiungere il “centro” della parte storica che è Largo Vergini. Basta osservare una cartina per notare come questa zona sia equidistante rispetto alle altre zone della città antica. Il cammino avviene in solitudine, le persone s’incontrano ogni tanto, ma si tratta di una solitudine tranquilla, lontana da quei luoghi comuni che vorrebbero “Cosenza vecchia” come un luogo pericoloso.

via Abate Salfi - © Massimiliano Palumbo

via Abate Salfi – © Massimiliano Palumbo

Ma la solitudine è anche segno di dimenticanza «perché qui, fino a venti anni fa – ricorda Michele Santagata – c’era vita. Ora, invece, solo degrado architettonico e culturale». Il cammino prosegue e seguendo via Lucrezia della Valle ci si trova davanti ai palazzi nobiliari della Giostra Vecchia: Palazzo Bombini (nel 1806 fu uno dei luoghi della resistenza filoborbonica), casa Laurelli (sede di un comitato antiborbonico), Palazzo Guzzolini (in cui venne ospitato Francesco De Sanctis). E la lista potrebbe essere ancora lunga, tanto quanto sono i passi che portano in via Marco Berardi, conosciuta come piazzetta San Francesco d’Assisi. E da qui comincia la discesa, fino in via Abate Salfi, luogo in cui un albero spunta dalla parete di un edificio. E’ il quartiere della ficuzza, «simbolo della cosentinità», dice ancora Santagata. Lo scenario è però desolante. Cartacce, pareti sventrate, finestre senza infissi affacciano su uno luogo dimenticato. Viene da riflettere: se questo è il simbolo della cosentinità, allora vuol dire che Cosenza è morta. Ma Santagata lancia un’idea di speranza: «Non chiediamo soldi, ma idee. Perché non creare un percorso commerciale che attraversa le cinque piazze più importanti della zona storica ( “Chiazza i l’ova”, piazza Piccola, Duomo, Parrasio e Follari)?». Non risolverebbe tutti i problemi, ma sarebbe un segno d’attenzione verso una zona che ormai nessuno considera più.

m. p.

*dicembre 2009

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...