28. Il guardiano del tempo

Castello normanno svevo - © Massimiliano Palumbo

Castello normanno svevo – © Massimiliano Palumbo

Il Castello è sulla cima del Pancrazio da ben prima dell’anno 1000. Fu roccaforte, dimora di un califfo, residenza principesca e zecca per monete d’argento e rame. Più tardi venne utilizzato come deposito di armi e munizioni, poi come prigione e più tardi ancora come seminario. Probabilmente le battaglie più dure le ha affrontate con i terremoti che durante i secoli hanno fatto sentire la loro furia. Il castello normanno svevo è uno dei simboli di Cosenza. Nonostante i secoli e le calamità è ancora lì. Basta alzare lo sguardo ed eccolo dominare la città dalla cima di uno dei sette colli. E’ una vista familiare, quasi scontata. Non ha nulla di familiare, però, il rapporto dei cosentini con il loro castello. E’ un rapporto distante, e non solo per rispetto. L’antica struttura è chiusa da anni per infiniti lavori di restauro. Ora è davvero inespugnabile, più che in passato.

m. p.

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2 pensieri su “28. Il guardiano del tempo

  1. E’ affascinante ripercorrere la storia di questo castello, un “guardiano del tempo” che ha visto passare secoli di storia… chissà cosa potrebbero raccontare le sue mura se potessero parlare, quanti intrighi, amori, segreti, speranze, preghiere… peccato che, dove non sono riusciti i terremoti, riesca la noncuranza burocratizzata di lavori incompiuti. Speriamo che prima o poi il castello sia liberato dal suo “esilio forzato” e possa tornare a far parte della storia, non solo come sfondo da ammirare da lontano.

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    • La troppa burocrazia soffoca e uccide perché al primo posto non c’è il bello o la valorizzazione del reale. Al primo posto si mettono interessi e regole lontane dal bene comune. Tra tutti i delitti che l’uomo ha commesso e commette, uno dei più gravi è l’uccisione del reale. Davanti a te hai una persona? Cerchi di fregarla. Hai davanti a te un bel luogo: lo danneggi. C’è chi chiede aiuto? Invece di intervenire perdi tempo oppure non aiuti per niente. Più la realtà si impone e più l’uomo impone il suo egoismo. Il rispetto? Merita «l’esilio forzato».

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