21. Lo sguardo della Madonna rossoblu

Madonna del Pilerio - © Massimiliano Palumbo

Madonna del Pilerio – © Massimiliano Palumbo

Il Duomo è vivo, avvolto nel suo odore d’incenso. Nei giorni che precedono la festa, i fedeli in processione si trattengono nelle navate. In molti pregano, ma c’è anche chi semplicemente parla, dimenticando, forse, che il luogo richiederebbe un silenzio religioso. L’atmosfera però non è irriverente, piuttosto ci si sente parte di una Chiesa aperta per la sua gente. Si parla e si prega la Madonna del Pilerio, patrona di Cosenza. Una devozione che ha origini lontane, una storia fatta di date e di riti, di suggestioni e folclore, ma soprattutto di fede. La Madonna del Pilerio è un’ icona bizantina, che ritrae la Vergine mentre allatta il Bambino. Galaktotrophousa (che dona il latte) sarebbe la definizione più appropriata al quadro, anche se meno conosciuta di quella del Pilerio, che ce la rende familiare. Si ritiene che esso indichi il luogo dove l’icona in passato è stata esposta e potrebbe riferirsi ad un pilastro o ad una porta, anche se non manca un’interpretazione secondo cui Pilerio farebbe riferimento alla Madonna del Pilar di Saragozza.

Cappella Madonna del Pilerio - © Massimiliano Palumbo

Cappella Madonna del Pilerio – © Massimiliano Palumbo

Il suo valore artistico, ad ogni modo, è notevole: il restauro del 1976 ha stabilito che si tratta di un’originale, risalente alla fine del 1200, tanto che nella cappella del Duomo è esposta al culto una copia. L’icona autentica è custodita presso la sede della Sopraintendenza ai Beni Culturali. L’iscrizione latina MR Domini rivela che non è stata prodotta in Oriente, ma in ambito del Mediterraneo occidentale e pur nelle sua apparente semplicità, il dipinto è carico di complessi significati simbolici e spirituali. A partire dai suoi colori: il rosso simbolo del divino, il blu quello della trascendenza, il bianco quello della purezza e il colore dorato, che emana luce e splendore, è un richiamo alla Gloria del Paradiso. Ma il cuore dei fedeli è devoto alla Madonna del Pilerio, perché sotto il suo sguardo dolce e vigile la città ha trovato riparo, prima dalla peste del 1576 e poi da terremoti e dai bombardamenti. I miracoli sono testimoniati dalla macchia scura sulla guancia sinistra, comparsa al cessare dell’epidemia e dalle crepe dovute al sisma del 1793, che la Madonna ha attirato su di sé a protezione della città e poi quasi del tutto scomparse. Il 12 febbraio del 1854 di nuovo un terribile terremoto colpì Cosenza e ancora una volta la Madonna si rivelò protettrice.

Cattedrale di Cosenza - © Massimiliano Palumbo

Cattedrale di Cosenza – © Massimiliano Palumbo

Così l’11 gennaio 1855 i cosentini ottennero l’autorizzazione pontificia per la festa del Patrocinio, che, dopo quella dell’8 settembre, è la seconda che si celebra in onore della Madonna del Pilerio. Da allora si terrà il 12 febbraio di ogni anno e la statua, che ancora oggi si porta in processione, risale con molte probabilità a quel periodo. Il Duomo, Santuario della Madonna del Pilerio, anche quest’anno ha accolto i suoi pellegrini, in attesa dei festeggiamenti. Qualcuno ha lasciato una rosa rossa nella Cappella, sotto l’icona. Un atto d’amore e devozione; come quello di Filippo, un fedele innamorato della Madonna, che da 20 anni porta la statua in spalla durante la processione così come già fece suo padre. «I miracoli accadono, ma solo se ci credi» dice. Oggi, sotto uno sguardo attento di madre i cosentini cercano ancora riparo, si nutrono di speranza, si affidano ad un culto che vuol dire appartenenza. Credono e accade il miracolo più grande: quello della fede in un Dio che lascia liberi di sceglierlo.

Claudia De Napoli

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