Moda retrò e chic

Ettore Bruni 2 - © Massimiliano Palumbo

Ettore Bruni 2 – © Massimiliano Palumbo

testo e foto di MASSIMILIANO PALUMBO

Ai clienti Ettore dà ancora del lei. Lo fa con rispetto come si faceva una volta, «quando in negozio ci si comportava come in chiesa». Il lei lo usa con cura, come qualcosa di sacro, perché le cose sacre sono rare, difficili da trovare e custodire; e poi perché «resta ancora l’educazione ricevuta da padre e nonno. All’epoca il rispetto non era solo una questione esteriore. La forma era legata alla sostanza». Ettore Bruni ha 71 anni e fin da piccolo ha imparato a stare «come si deve» in negozio: «Dopo la scuola si veniva qua, ad apprendere le regole del mestiere». Erano altri tempi, il secondo conflitto mondiale era appena finito e «in bottega volavano scappellotti se sbagliavamo nel rivolgerci al cliente. Guai a dare del tu – troppo confidenziale -, ma guai anche a dare del voi. Al cliente bisognava rivolgersi con il lei». Ettore Bruni si occupa di abbigliamento e il negozio di corso Umberto è l’unico rimasto dei tanti appartenuti alla famiglia Bruni. Un cognome che col tempo è diventato una sorta di marchio della moda bruzia: «Le novità arrivavano prima da noi», racconta Ettore. Su una vecchia insegna conservata all’interno del negozio, sono rappresentate alcune tappe della storia commerciale della famiglia, la prima di queste porta la data 1885. Il negozio di corso Umberto è invece del secondo dopo guerra, avviato da Salvatore ed Emilio Bruni dopo che un bombardamento aveva distrutto la sede originaria di corso Mazzini, aperta nel 1932.

Crema Emilia - © Massimiliano Palumbo

Crema Emilia – © Massimiliano Palumbo

Entrare nel negozio di corso Umberto è come tornare indietro nel tempo. Gli arredi sono quelli di fine anni 40 e sugli scaffali, tutti in fila, i diversi cappelli Borsalino: le coppole all’inglese e quelle all’italiana, ma anche i classici cappelli. Eppure in questo negozio si è venduto un po’ tutto, dai giocattoli ai prodotti di profumeria. In un armadio sono ancora conservati i barattoli della cera depilatoria Emilia. «In teoria, in base alla licenza, avremmo potuto vendere anche ferramenta». Ovviamente questo non è mai avvenuto ed Ettore ricorda ancora quando le cravatte si dividevano in prima, seconda e terza qualità; oppure quando andavano di moda i pantaloni alla zuava, gli abiti da marinaretto e le giacche con le toppe. E sembra ieri quando per attrarre la clientela si usavano slogan come «a parità di prezzo qualità migliore, a parità di qualità prezzo inferiore». E ancora: «Non abbiate timore di chiedere lo sconto, abbiamo mille modi diversi per dire cortesemente no». Ettore ricorda un aneddoto: «Un cliente ci disse “e se io ve ne chiedo mille e uno?”. Mio padre rispose: “E unu ti manna a chiru paise”». Il negozio di Ettore non era solo il luogo dove trovare l’abbigliamento di prima scelta, ma era anche luogo di ritrovo. Il bar Renzelli è sul marciapiede opposto, la Banca d’Italia è accanto. Buona parte della vita cittadina si svolgeva proprio in questa zona della città.

Ettore Bruni 1 - © Massimiliano Palumbo

Ettore Bruni 1 – © Massimiliano Palumbo

La vendita di prodotti «in» attirava anche la clientela che conta. Riccardo Misasi e Giacomo Mancini eranoclienti Bruni, ma anche la nobiltà bruzia si serviva in questo piccolo negozio di corso Umberto. Oggi le cose sono cambiate, «i clienti di un tempo restano, ma non è scontato che i figli si servano ancora da me». Eppure, l’atmosfera che si respira tra quegli scaffali in legno colmi di prodotti Borsalino, difficilmentepuò essere sostituita dai moderni outlet.

* pubblicato sul Quotidiano della Calabria – giugno 2011

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