3. Il futuro sorpassato

Coriolano Martirano - © Massimiliano Palumbo

Coriolano Martirano – © Massimiliano Palumbo

La storia insegna e il passato è un luogo a cui ritornare. Il futuro lo abbiamo sorpassato. «La crisi profonda che stiamo attraversando potrà risolversi solo facendo un passo indietro. Se davvero vogliamo costruire, guardiamo a cosa siamo stati». Su un tavolo del Gran Caffè Renzelli dei giornali e una tazzina bianca. Coriolano Martirano, storico e scrittore cosentino, è seduto lì. Fa colazione, legge e parla con la gente. Un rito quotidiano, nel bar più antico di Cosenza, che conserva intatto un fascino d’altri tempi. Le ampie vetrate regalano una nitida veduta sul borgo medievale: piazza Aulo Giano Parrasio, su cui si affaccia, si apre su Corso Telesio, a pochi passi dal Duomo.

L’ambiente è luminoso e ogni cosa sembra raccontare la città e le sue consuetudini più lontane: all’ingresso i banconi con i dolci della tradizione e le specialità della casa, gli arredi stile liberty, il velluto delle sedute, gli oggetti retrò, i quadri e le vecchie foto sulle pareti chiare, incorniciate da profili di legno scuro. Il bar fu aperto nel 1801, si chiamava Caffè Galicchio. Le sue due salette, la rossa e la verde, distinte così per via del colore dei rispettivi divanetti, sono state da sempre punto di ritrovo di intellettuali e artisti. Cento anni dopo divenne il Renzelli. Anche Coriolano Martirano ha storie da raccontare. Quelle dei suoi libri, “Il luogo delle anime”, “Lucrezia della Valle. L’innocente peccatrice”, “La dolce follia di Telesio”, per citarne alcuni, e quelle che conserva impresse nella memoria. In entrambi i casi Cosenza è il filo conduttore. E’ un membro illustre dell’Accademia cosentina, vincitore di prestigiosi premi letterari, Cavaliere di numerosi Ordini, Commendatore al Merito della Repubblica, Maestro del Lavoro. E’ un cittadino orgoglioso delle proprie origini, profondo sostenitore della città. La ama al punto da non averla mai tradita. “Piccola, provinciale, libera e viva. Invoglia a leggere e a pensare” e mentre parla i suoi occhi brillano. Vivere lontani dalla propria terra avrebbe voluto dire rincorrere un’illusione, privarsi degli affetti più cari, rinunciare al senso d’appartenenza.

«Nelle difficoltà la fraternità d’intenti può diventare una chiave di risoluzione. E’ la storia che lo insegna. Era il 1943, Cosenza soccombeva alle bombe e al dolore della guerra, ma i cosentini, uniti, reagirono con dignità e vigore». In questo ricordo indelebile Coriolano Martirano riconosce il seme della propria identità di cittadino, che ha scelto così di amare e rimanere. La conoscenza profonda di Cosenza, della sua storia e della sua arte lo hanno reso consapevole di quanto essa abbia da offrire. «A tutti i giovani che oggi stanno cercando un motivo per restare dico: conoscetela Cosenza e imparerete ad amarla, riscopritene le tradizioni e valorizzatele. E’ da questo che occorre ricominciare».

Claudia De Napoli

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