Da cento anni tra i gomitoli

Maria Luisa Carmagnola - © Massimiliano Palumbo

Maria Luisa Carmagnola – © Massimiliano Palumbo

TESTO E FOTO di Massimiliano Palumbo

GLI SCAFFALI pieni di gomitoli e scatole colorate sono lì da cento anni. E cioè da quando Francesco Carmagnola avviò la sua attività commerciale in piazza della Ferrovia. Erano altri tempi, si dava ancora del «don» e del «commendatore» e c’era anche chi si spingeva all’«amabilissimo commendatore». Così faceva il giornalaio che ogni mattina portava un plico di giornali a Vincenzo Carmagnola, figlio del signor Francesco. All’epoca si vendeva un po’ di tutto e si realizzavano anche le parrucche.Tra i cassetti del negozio è ancora custodito qualche foglio di carta intestata che recita: «Francesco Carmagnola. Tulli, ricami, merletti, tende, vitrage,galloni, nastri, fazzoletti di lino, mercerie in genere». Poi, a capo, col carattere più grande, «acquisto di capelli grezzi umani». Da allora sono trascorsi molti anni, «don Francesco» non c’è più e non si acquistano neppure i «capelli grezzi» per le parrucche, ma lo stile lasciato da quel signore amico di Gaetano Marzotto (figlio di Luigi, fondatore del primo gruppo italiano del tessile) è ancora vivo tra quelle pareti ricoperte da filati, storia e tradizione. Oggi, al posto di «don Vincenzo», c’è la figlia Maria Luisa. Una signora longilinea dai modi gentili ed eleganti che ha dedicato molti anni della sua vita all’insegnamento. «Ho preso il posto di mio padre solo nel 1997, dopo la sua morte. Mi ritrovai a dover scegliere se continuare con l’insegnamento oppure con l’attività di famiglia. Decisi di rinunciare alla scuola».

Carta intestata - © Massimiliano Palumbo

Carta intestata – © Massimiliano Palumbo

La signora Maria Luisa parla del suo lavoro con passione, prende tra le mani i gomitoli di diversi filati e ne spiega le caratteristiche. Passa dal Kashmir alla lana e dalla ginestra al cotone. Poi precisa: «Per fare questo mestiere bisogna saper ascoltare ed essere un po’ creativi. Non sempre il cliente ha le idee chiare e quindi per consigliarlo al meglio è necessario capire cosa vuole realizzare». Il rapporto con la clientela è alla base di questo mestiere. Non è solo un rapporto tra commerciante e cliente, ma tra persone. «Un giorno – racconta – entrò in negozio un signore distinto, stringeva tra le mani una borsa di pelle. Rinviava sempre il suo turno, facendo passare gli altri clienti. Dopo un po’ mi insospettii è domandai: Ha bisogno? E lui, timidamente: “Sì, ho realizzato a mano qualche capo e volevo confrontarmi con lei sulla qualità del lavoro”. Parlando un po’ mi disse di essere medico».

Tra gli scaffali - © Massimiliano Palumbo

Tra gli scaffali – © Massimiliano Palumbo

«Un’altra volta, invece, un altro signore entrò in negozio incuriosito da un mio lavoro. Mi chiese: “Posso dare un’occhiata?”. Ed io: Certo. Ritornò qualche settimana dopo per confrontare il suo centrino con quello che aveva visto a me. Parlai anche con lui e rimasi sorpresa quando mi disse di essere un magistrato». «Sono esempi – spiega lasignora Maria Luisa – che fanno capire l’importanza del rapporto con le persone ma anche come l’hobby della lavorazione a mano dei filati non è più un’esclusiva femminile». E’ un hobby che sta ritornando: «Perché le persone stanno riscoprendo un valore che avevano accantonato: la qualità». Quest’anno ricorre il centenario della merceria Carmagnola. Era il 1911 quando per laprima volta si alzò la saracinesca in piazza della Ferrovia. Dopo cento anni di attività si può dire che un pezzo di storia cosentina è stato conservato su quegli scaffali in legno resi vivaci dal colore dei filati.

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