2. Cinquanta passi verso la bellezza

Gregorio Muraca - © Massimiliano Palumbo

Gregorio Muraca – © Massimiliano Palumbo

Gregorio ha occhi che ridono, come se avessero visto tutti i colori del mondo. Ogni tocco dei suoi pennelli è un segno di grazia e mentre dipinge con un tratto delicato e lento, dentro e fuori di lui, è pace. La cura del prossimo e l’amore per la pittura sono le due facce del suo cuore. E’ pittore e infermiere. Lavora nel reparto oculistica di una casa di cura di Cosenza da oltre quarant’anni e dipinge da sempre.

Subito dopo l’ex Albergo Bologna, i palazzi di corso Telesio giacciono, come malati. Verrebbe da pensare che calcinacci, muri diroccati, rifiuti, odore acre di sporco e muffa siano tutto quello che lì oggi resta da barattare. In realtà basta spingere lo sguardo in uno dei tanti vicoli che si aprono sui fianchi della strada, per rendersi conto che la bellezza, seppur ferita e muta, è ovunque. Gregorio è stato lì, con la sua tavolozza variopinta, qualche attrezzo del mestiere e tutta la passione con cui riesce a dare luce alle cose e alle persone che hanno la fortuna d’ incontrarlo. Arrivando da piazza dei Valdesi, appena cinquanta passi dopo aver imboccato l’antica via dei Mercanti, si arriva a un largo che non si vede più. La piazzetta non si affaccia da nessuna parte, resta chiusa nella curva accennata dal retro di un palazzo. Qualche mano maldestra l’ha poi resa un vicolo cieco, costringendola tra due strutture in legno prefabbricato ormai fatiscenti. Aver cura di ciò che ci circonda e’ importante, tanto quanto averne degli altri e di se stessi. Questa consapevolezza ha spinto una persona ad amare un piccolo angolo di città, al punto da donargli un suo pezzo di memoria. La Fiat 500 di suo padre, quasi magicamente, varca lieve il muro dell’indifferenza, che fa presto a diventare dimenticanza, e ogni cosa nel vicolo buio è illuminata.

La sua firma, M Gregorio, sopra il disegno, una data nella targa e una piccola ape sotto la scritta Parkinson dilatano il valore di un gesto d’amore per la città, che diventa testimonianza e insegnamento. Il dipinto nasce, infatti, nell’ambito di un’ iniziativa promossa, nel novembre del 2012, dall’Associazione parkinsoniani italiana di Cosenza. Artisti e nel contempo soci hanno ottenuto da parte del Comune l’autorizzazione di realizzare dei murales nel largo dimenticato. L’arte e la creatività danno voce all’anima, un corpo malato può così rinvigorire e con esso rifiorisce tutto ciò che lo circonda. Oggi il vicolo è purtroppo ancora una volta diroccato e spento, ma gli occhi di Gregorio che sorridono alla sua malattia e alla città testimoniano ed insegnano che la bellezza è ciò che davvero ci può salvare.

Claudia De Napoli

Annunci

5 pensieri su “2. Cinquanta passi verso la bellezza

  1. Chi conosce Greg, sa il valore di ogni pennellata contro la tela. E’ un’artista raffinato e usa i colori e le forme in modo garbato e naturale. Questo rispecchia l’animo di un uomo veramente brillante che ha imparato a gustare la vita ancor di piu’ a questa età in cui il “sogno” è quello dell’arte che restituisce ai suoi cari e ai molti simpatizzanti, l’emozione che Gregorio Muraca – x me sempre “zio” da quando mi portava sulla spiaggia da bambino e mi costruiva gli aquiloni – è già passato alla storia! Uno scatto suggestivo…

    Mi piace

  2. Quando vidi il dipinto per la prima volta dal vivo ignoravo chi lo avesse fatto e da quando tempo fosse lì, difficilmente individuabile per chi passa distrattamente per Corso Telesio. Apprendo che l’artista è anche infermiere, non è un caso che si sia preso cura di ciò che è “malato”, la bellezza sta sicuramente nel gesto oltre che nell’opera, l’opera è visibile, ma ritengo non basti saper dipingere piuttosto che disegnare o comporre per saper fare tutte le cose con amore, non sempre il risultato visibile ha il peso di ciò che è nascosto al visibile. Penso a quando ti prendi cura di qualcuno che sta male, ciò non lascia traccia se non in noi stessi, allora forse più che amore per l’arte, sarebbe il caso di parlare dell’arte di saper fare le cose con amore…… l’arte dell’invisibile.

    Mi piace

  3. «Allora forse più che amore per l’arte, sarebbe il caso di parlare dell’arte di saper fare le cose con amore…… l’arte dell’invisibile». Italo, grande lezione. Grazie di cuore per il tuo passaggio. Hai lasciato un contributo davvero importante.

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...