1. Yelyza nel giardino delle meraviglie

La ballerina dello zar - © Massimiliano Palumbo

La ballerina dello zar – © Massimiliano Palumbo

Yelyzaveta arriva leggera. I suoi passi incerti, per via di un infortunio al ginocchio, assomigliano alla danza lenta delle foglie. Cadendo, sono diventate un manto d’oro e rame ai bordi del viale. La Villa Vecchia, in questo autunno lento, ricorda certi luoghi delle fiabe. Yelyzaveta non c’era mai stata prima. Vive in città da poco più di un anno, il giardino che la accoglie invece è lì da oltre un secolo e mezzo. I suoi piani, le sue statue, le sue fontane sono angoli di memoria e il Monumento alla libertà di Giovanni Pacchioni (1876-1878), all’ingresso principale di piazza XV Marzo – meglio conosciuta per consuetudine come piazza Prefettura – testimonia un importante pezzo di storia: quello dei moti rivoluzionari del 1844 e dei Fratelli Bandiera. Yelyzaveta proviene dall’Ucraina, la terra dei cosacchi, che vuol dire uomini liberi. L’indipendenza per il suo popolo è stata una conquista recente, avvenuta con lo smembramento dell’Unione Sovietica.

Quello che sta accadendo oggi a Kiev dimostra che ormai è maturo un nuovo senso d’appartenenza. L’Ucraina è pronta, vuole entrare in Europa e questa rivoluzione, per spezzare definitivamente il legame con Mosca, non ha i toni pacifici del passato: si combatte per la libertà. Così la città, custode di scorci meravigliosi e di saggezza, è capace di ricordare che un ideale può avvicinare le persone e accomunare i popoli. L’atmosfera che si respira nella Villa è densa di suggestione.

Gli alberi secolari, la luce morbida, il ritmo lento e soffuso dei suoi rumori contribuiscono a renderla un posto unico; lo sanno bene i cosentini e adesso lo sa anche Yelyzaveta, che incurante dell’aria pungente, avvolta nel tulle, indossa le sue scarpette vissute, testimoni anche’esse di una storia fatta di passione e sacrificio, consumate per tutte le volte che l’hanno fatta danzare. Non teme il freddo, che intanto si è fatto intenso. – Sono Russa! – sorride mentre si tiene in equilibrio sopra una tappeto di pietre, foglie ed erba umide, in cerca della posa perfetta e attenta a non scivolare. In una cornice magica, il cuore antico della città vive assieme a quello di una giovane donna che si racconta attraverso il proprio talento, dando vita all’espressione romantica della miglior forma d’integrazione.

Claudia De Napoli

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9 pensieri su “1. Yelyza nel giardino delle meraviglie

  1. Incantevole contrasto tra il candore della ballerina e il buio del bosco.Un’ambientazione onirica e romantica in cui anche la danzatrice ne resta rapita, quasi lasciandosi avvolgere dal dolce e soffuso mistero autunnale.

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    • Laura, a volte cioè che valorizza le persone, le cose o le situazioni sono proprio i loro contrari. Nella maggior parte dei casi ciò che valorizza la luce è proprio l’ombra. E questo valle in fotografia, ma forse soprattutto nella vita.

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    • Pietro, grazie a te. Grazie a tutto e a tutti. Come dici tu, anche alla location. E’ dal valorizzare la realtà che ci circonda che possono nascere le cose belle. E’ questione di tecnica solo in parte. E’ innazitutto una questione d’amore e l’amore è creativo.

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  2. Ciao Massimilano, veramente stupenda questa foto, mi fa venire in mente una foto di Joe MCNally…. e quindi rinnovo tutta la mia stima nei tuoi confronti! Continua cosi

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  3. Bellissima la scelta del taglio e la posizione della modella. Viene valorizzata la staticitá del momento. Cosa che non sarebbe avvenuta scegliendo un’inquadratura diversa. La modella non é pronta…arriva sul palco con passi incerti. É un momento incerto, di scelta, cosí come la scelta dell’Ucraina malgrado gli ultimi eventi. E la cittá la accompagna perfettamente con questa sua villa immobile da oltre un centinaio di anni quasi immutabile e circondata di alberi secolari. Il tutto é.in perfetta armonia incluso il perfetto contrasto fra il buio della villa, trasmesso da quegli splendidi alberi secolari, e il bianco candido ed estremamente luminoso dell’abito di scena. É questo contrasto che dá la giusta rilevanza al soggetto principale, quasi fosse un faro di scena. Complimenti 😉

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