Tra tomaie, chiodi e colla

Antonio e Giuseppe Salvati - © Massimiliano Palumbo

Antonio e Giuseppe Salvati – © Massimiliano Palumbo

1. Antichi mestieri di Cosenza. Calzoleria Salvati*

TESTO E FOTO di Massimiliano Palumbo
IL RUMORE del martello rompe il silenzio del negozio. E’ un suono basso e ritmato, attutito dalla tomaia in pelle: bum-bum-bum, poi una pausa lunga e di nuovo bum-bum-bum. Antonio si ferma. Per un attimo è di nuovo silenzio. Quel breve momento è riempito da un linguaggio di sguardi. Un’occhiata a suo figlio Giuseppe e la risposta arriva con un segno del capo che vuol dire «sì, ho capito». Ed ecco che Giuseppe passa nelle mani del padre un altro arnese per lavorare un paio di scarpe da donna. «Alle scarpe possiamo fare tutte le modifiche possibili – spiega Antonio, classe 1929: le allunghiamo, accorciamo, allarghiamo. Possiamo anche alzare o abbassare lo spessore della suola, dipende solo dalle esigenze del cliente». E’ un lavoro antico, cominciato nel 1932 sui monti della Presila, a Serra Pedace. Da allora non è cambiato nulla: stessi strumenti, stesse tecniche. Nemmeno l’avvento di strumenti sempre più moderni è riuscito a sottrarre clientela a questo calzolaio di corso Telesio: «Spesso sono proprio i colleghi a mandarci clienti perché loro non sono in grado di intervenire». La bottega di calzolaio aprì nel ‘32 da Giuseppe Salvati (papà di Antonio e nonno di Giuseppe) ma è dal 1958 che ha trovato le sua sede definitiva nel centro storico di Cosenza. Antonio, come tutti gli artigiani della sua età, ha cominciato ad apprendere le regole del mestiere fin da bambino. «Dopo la scuola ero già insieme a mio padre. Facevo i compiti in bottega e poi lo guardavo lavorare. A me sarebbe piaciuto continuare gli studi, ma a quei tempi era difficile: viaggiare da Serra Pedace fino a Cosenza non era semplice come oggi. Ed allora, ad 11 anni, subito dopo le scuole elementari, eccomi a tempo pieno in mezzo a suole, tomaie, forme in legno, chiodi e colla».
Forme di legno - © Massimiliano Palumbo

Forme di legno – © Massimiliano Palumbo

Antonio Salvati non ha però abbandonato la sua formazione culturale. La curiosità nei confronti della vita lo ha portato a saper suonare tromba e chitarra. «Ho fatto anche il liceo musicale – racconta descrivendo il periodo che lo ha visto militare in Puglia -. Era il 1962». «E poi mi piace leggere. Leggo i libri di Vespa e Biagi, divoro i volumi dell’enciclopedia». Antonio non è solo. Accanto a lui, ogni giorno, lavora il figlio Giuseppe. Una compagnia che va avanti dal 1987, anno in cui Giuseppe concluse il servizio militare. «Avrei preferito che continuasse a studiare – spiega il papà Antonio -, ma lui ha preferito così. Grazie al lavoro almeno ha avuto la possibilità di formare una famiglia». Giuseppe quindi prosegue una tradizione unica. Almeno a Cosenza non ci sono altri calzolai che lavorano allo stesso modo. «Fino a qualche tempo fa realizzavamo anche scarpe su misura, ma abbiamo dovuto abbandonare questa attività. I costi erano molto elevati. Abbiamo però proseguito con la riparazione e le soddisfazioni non mancano. Il lavoro arriva da solo. Non c’èbisogno di cercarlo». «Il segreto – spiega Antonio Salvati – sta nel garbo. Mio padre m’insegnò a lavorare così ed io l’ho insegnato a mio figlio». La clientela che si serve in questa bottega di corso Telesio è varia, appartiene a tutte le classi sociali. «L’avvocato Fausto Gullo era nostro cliente, così come Giacomo Mancini. Ora vengono da noi anche i figli e il nipote dell’ex ministro socialista».
Antichi prodotti - © Massimiliano Palumbo

Antichi prodotti – © Massimiliano Palumbo

* Il reportage risale al 2011

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